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Fisioterapia e riabilitazione della persona con Sindrome Fibromialgica

Prof.ssa Tiziana Nava           University of Milano-Bicocca
Department of Translational Medicine and Surgery Program in Physical Therapy
Past Standing Committee of Health Professionals in Rheumatology EULAR

 

Introduzione

La fibromialgia (FM) è una patologia caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso, di eziologia sconosciuta, spesso accompagnato da stanchezza, disturbi cognitivi e dell’umore. Ha un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti con effetti talvolta molto invalidanti che condizionano pesantemente la vita sociale, familiare e lavorativa. La FM è di difficile riconoscimento, i criteri diagnostici sono stati definiti per la prima volta nel 1990 dall’American College of Rheumatology.

Benchè colpisca dal 2 al 4 % della popolazione adulta, con una prevalenza di pazienti di sesso femminile, la diagnosi e la cura rimangono una sfida sia per gli stessi pazienti che per Helathcare professionals.
Il termine fibromialgia significa dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose legamenti e tendini. Questa condizione viene definita “sindrome” poiché esistono segni e sintomi clinici che sono contemporaneamente presenti. L’eziologia della malattia non è ancora ben chiara, sono state proposte diverse ipotesi tra cui non ultime i disturbi bio-psico-sociali.

Molti differenti fattori possono scatenare una sindrome fibromialgica. È però improbabile che essa sia provocata da una singola causa; infatti molti pazienti non sono in grado di identificare alcun singolo evento che abbia determinato l’insorgenza dei sintomi. Il dolore è il sintomo prevalente in tali persone che lamentano altre condizioni morbose come: cefalea, emicrania, parestesie, sindromi come la fatica cronica, le gambe senza riposo, colon irritabile disturbi del sonno, ansietà e stress psico-emozionale.

Sintomi

Il sintomo principale nella fibromialgia è il dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso.
Generalmente si manifesta in tutto il corpo, ma il collo, le spalle e gli arti inferiori, sono le prime zone ad essere interessate, successivamente il dolore si estende alle altre parti del corpo.
Il dolore fibromialgico viene descritto in molti modi con una varietà di espressioni quali: bruciore, rigidità, contrattura, tensione ecc. Esso varia in relazione ai momenti della giornata principalmente in corrispondenza dell’attività lavorativa unitamente allo stress, ed interferisce pesantemente con le normali attività di vita quotidiana. Questa situazione comporta uno stato di malessere generale.

Trattamento riabilitativo e fisioterapico

Il fisioterapista che prende in carico la persona con fibromialgia, deve essere iscritto all’ordine delle professioni sanitarie, ed avere competenze specifiche sulla Sindrome Fibromialgica.

Studi scientifici (Nijs J. 2013) mostrano come fisioterapisti che hanno competenze scientifiche e conoscenze del dolore cronico e del suo trattamento possono avere risultati migliori rispetto ad altri meno esperti. In tal senso la comunicazione tra fisioterapista e persona deve rispettare dei requisiti fondamentali fin dall’anamnesi, condizione per permettere alla persona di esprimere e raccontare il suo stato di salute e l’aspetto emotivo ad esso associato. Questa prassi se eseguita in modo corretto ottimizza l’approccio terapeutico.

La terapia fisioterapica presuppone una valutazione seguendo un modello bio–psico–sociale grazie ad un’anamnesi secondo i criteri della Classificazione Internazionale delle Funzioni, Disabilità e Salute (ICF).
L’ICF, è stato sviluppato negli ultimi anni su scala mondiale, è basato su un processo di confronto e di consenso ed è lo strumento adottato a livello internazionale per descrivere il funzionamento e lo stato di salute delle persone. In particolare, l’ICF è lo strumento per eccellenza per valutare la disabilità.

Esso permette di considerare il funzionamento e le disabilità di una persona come un’interazione dinamica tra le condizioni di salute e i fattori contestuali (ambientali e personali).

Linee guida e raccomandazioni Internazionali

Secondo le principali linee guida Internazionali, per la gestione della Fibromialgia il trattamento migliore deve essere di tipo multidisciplinare.
E’ noto come l’esperienza dolorosa è il risultato dell’interazione tra molteplici variabili che giustificano l’unicità della persona non solo nella manifestazione clinica della sintomatologia ma anche nella risposta alle diverse proposte terapeutiche.

L’interdisciplinarietà è condizione nel trattamento per valutare attraverso i segni e i sintomi che il paziente riporta le manifestazioni della condizione psicologica in quanto il dolore è espressione di una condizione di disagio psico-fisico.
Il fisioterapista nel trattamento della FM deve sviluppare una metodologia individualizzata basata sulle evidenze, modulata sulle esigenze della persona e concordata con lei.

In tal senso la terapia cognitiva comportamentale consiste in un approccio che tende a modificare gli stili di vita sia pregressi e favorenti il dolore sia successivi all’insorgenza della patologia e collaboranti al suo mantenimento nel tempo.
L’instaurarsi di un’alleanza terapeutica tra fisioterapista e persona favorisce il buon risultato del progetto riabilitativo.

Le prime terapie fisioterapiche vanno eseguite singolarmente o in piccoli gruppi e le tempistiche devono essere concordate con la persona in funzione del suo bisogno.
Inizialmente le tecniche di rilassamento sono utili affiancate anche dall’idroterapia la balneoterapia o la terapia termale, l’agopuntura, le terapie di movimento meditative, qi gong, yoga, tai chi e gli esercizi per la riduzione dello stress, mindfulness e training autogeno. E’ utile affiancare alle tecniche un supporto psicologico secondo i bisogni della persona. Le raccomandazione EULAR, (2008) sul trattamento non farmacologico sono date dall’opinione di esperti.

La FM a causa del dolore comporta una riduzione della forza muscolare, un’instabilità articolare con un decondizionamento gestuale. Sul piano psicologico subentra una depressione, con una perdita di fiducia in se stessi che si traduce anche nella paura del movimento.
L’analisi dei bisogni gestuali della persona in funzione del suo lavoro e stile di vita, diventa l’ultimo momento della terapia riabilitativa per definire una gestualità compatibile al fine di migliorare la qualità di vita.

La tipologia di esercizio più consigliata è quello aerobico che comprende la corsa lenta, cyclette, cammino, nuoto, a intensità bassa moderata, per poi incrementare lentamente l’intensità in funzione della situazione fisica del paziente.
Parallelamente, è utile da parte del fisioterapista insegnare delle attività fisiche modulate sul singolo paziente da eseguire in autonomia o presso centri competenti.

L’educazione del paziente che mira al self–management è l’ultimo passaggio terapeutico, in quanto la persona va accompagnata assieme ai suoi familiari alla presa in carico del suo corpo in un percorso che rispetti i tempi e i bisogni dell’individuo a fronte della sua sofferenza.

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